Capodimonte oggi racconta… Vincenzo Gemito

L’emergenza sanitaria da Covid-19 ci ha sorpreso nel pieno dell’allestimento della mostra Gemito. Dalla scultura al disegno, a cura di Jean-Loup Champion, Maria Tamajo Contarini e Carmine Romano.

La data di inaugurazione prevista (giovedì 19 marzo 2020) è saltata e la frenesia e l’entusiasmo che accompagnano da sempre il dietro le quinte di ogni esposizione hanno subìto una brusca frenata.

Ma Gemito e la sua arte occupano prepotentemente i nostri pensieri e non resistiamo alla voglia di “presentarvelo”.

Per questo Capodimonte oggi racconta… Gemito. 

Lo fa per noi uno dei curatori della mostra Jean-Loup Champion, già protagonista dell’esposizione al Petit Palais di Parigi, solo qualche mese fa.

 

Dopo Parigi Gemito torna a Capodimonte. 

In un testo indimenticabile, uno dei più visionari e più provocatori mai scritti su Napoli, Curzio Malaparte osserva:

Napoli è una Pompei che non è mai stata sepolta. Non è una città: è un mondo. Il mondo antico, precristiano, rimasto intatto alla superficie del mondo moderno (C. Malaparte, La pelle, 1949).

Nascere napoletano è un destino al quale, per tutta la vita, è impossibile fuggire.

Vincenzo Gemito (1852-1929) è uno degli esempi rilevanti di questo assioma, è segnato sia come artista che come uomo.

Gemito non può essere compreso senza Napoli, al di fuori di un destino antico, designato dalla notte dei tempi.
Gemito viene deposto nella ruota dell’Annunziata il 17 luglio 1852, quando ha un solo giorno di vita: il suo arrivo al mondo da orfano marchierà la sua intera esistenza e la sua produzione artistica.

 

Vincenzo Gemito, Testa di fanciullo, 1870-1872, terracotta
Napoli, Museo e Certosa di San Martino

 

La mostra di Gemito tenutasi a Parigi, al Petit Palais, dal 15 ottobre 2019 al 26 gennaio 2020, ha riscosso un grande successo, anche con il vasto pubblico che non aveva mai sentito parlare di questo artista.

Ogni visitatore, francese o straniero, era affascinato e commosso dal destino di questo orfano, dal bambino di strada che alla fine della sua infanzia decide di diventare artista, del suo immediato successo a Napoli, dalla fama mondiale ottenuta a Parigi nel 1877 e durante l’Esposizione Universale del 1878 ed infine dalla follia che – al suo ritorno a Napoli – lo taglia fuori dal mondo e, soprattutto, dalla sua arte.

 

Vincenzo Gemito, Autoritratto, 1915,
Napoli, Collezione Intesa Sanpaolo, Galleria d’Italia Palazzo Zevallos Stigliano

 

Sin dall’età di diciassette anni, modellando il suo Giocatore di carte – apprezzato dal re Vittorio Emanuele II e acquistato per le collezioni reali – Gemito si ispira al mondo che lo circonda, agli scugnizzi come lui, modellando opere a sua immagine e somiglianza.

La rivoluzione del realismo che porta a Parigi nel 1877 con il suo Pescatorello, mette fine a quella parte dell’arte occidentale che ancora si rifa’ all’antico, aggiungendo pittoreschi pescatori napoletani ancora legati ad un’estetica da viaggiatori del Grand Tour.

Il Pescatorello di Gemito mostra il ragazzo di strada per quello che veramente è: avido, rapace e alla ricerca di cibo.

 

Vincenzo Gemito, Pescatore, ante 1876, gesso
acquisto 1889 Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte

 

Il ragazzino scultore ha imparato tutto per le strade di Napoli, in via San Gregorio Armeno dove apprende la tecnica plastica con l’argilla e osserva gli artigiani che fanno pastori, nel Museo Nazionale dove sgattaiola dentro ad ammirare gli antichi bronzi trovati a Pompei.

Quando nel 1880 rientra a Napoli dopo il grande successo parigino, ha un altro grande dolore: perde rapidamente la sua compagna francese Mathide Duffaud, sua musa e suo grande amore; così quando riceve la prestigiosa commissione dal re per la statua monumentale di Carlo V per il Palazzo Reale, la sua ragione comincia a vacillare.

 

Vincenzo Gemito, Testa di fanciulla, 1870, terracotta
Napoli, Museo e Certosa di San Martino

 

Dopo un periodo in clinica, si chiude in casa per vent’anni, mentre i suoi bronzi e i suoi disegni fanno il giro del mondo, vincendo premi in tutte le esposizioni.

Diviene celebre e le sue opere, capolavori in terracotta, bronzo, i suoi straordinari disegni, stilisticamente in anticipo sui tempi, influenzano grandi artisti: Degas, Medardo Rosso, Giorgio De Chirico.

 

 

Vincenzo Gemito, Busto di Mathilde Duffaud, 1872, terracotta,
Parigi, Galleria Canesso

 

Il rientro a Napoli di Gemito, dopo il secondo soggiorno a Parigi, trascorsi ormai centoquarant’anni dalla sua morte, ci consente di guardare al suo lavoro in modo diverso.

Il bambino esposto, cresciuto all’ombra del Vesuvio, ha portato Napoli oltre i confini, mostrando, attraverso le 140 opere presentate in mostra, la sua immensa importanza, che emerge e si rafforza nonostante l’inevitabile diffusione di copie tardive e mediocri delle sue sculture.

 

Vincenzo Gemito, La sorgente, 1912 ca, bronzo su base di pietra
Collezione privata

 

La mostra di Napoli vuole essere anche un omaggio alle due donne della sua vita: la francese Mathilde Duffaud e la napoletana Anna Cutolo e con loro alla straordinaria collezione del Museo e Real Bosco di Capodimonte, che ospita la più grande collezione al mondo di opere dell’artista.

Viva Gemito!

 

 

Domani, mercoledì 19 marzo, vi mostreremo una piccola anticipazione dell’allestimento in corso della mostra Gemito. Dalla scultura al disegno,  con la pubblicazione di un video a cura di Carmine Romano, altro curatore della mostra.

 

Il testo di Jean-Loup Champion è inserito nell’iniziativa “Capodimonte oggi racconta”

 

Della stessa rubrica puoi leggere:

 

Il museo di Molajoli e de Felice nel 1957 di Rosa Romano 

Le vaccinazioni alla Reggia di Benedetta de Falco

La Letizia di Canova di Alessia Zaccaria

Il Bosco Reale di Nunzia Petrecca

Come nasce la passione per l’arte di Marco Liberato

La Cassetta Farnese di Patrizia Piscitello

Da Frisio a Santa Lucia di Eduardo Dalbono di Paola Aveta

Ercole al Bivio di Annibale Carracci di Valentina Canone

Il Ritratto di Fra Luca Pacioli di Alessandra Rullo

 

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