Correggio e Parmigianino a Capodimonte

Rientrano al Museo di Capodimonte dalla mostra Correggio e Parmigianino. Arte a Parma nel Cinquecento (Roma, Scuderie del Quirinale, 12 marzo – 26 giugno 2016) lo Sposalizio mistico di santa Caterina del Correggio, l’Antea e la Lucrezia del Parmigianino, capolavori dei due artisti tra i protagonisti indiscussi del Rinascimento italiano.

 

Le tre opere che si possono ammirare nella Collezione Farnese sono rappresentative dello stile dei due artisti, il cui talento fece della città di Parma all’inizio del Cinquecento un centro culturale di prima importanza, in grado di competere con Roma, Firenze e Venezia.

 

Nello Sposalizio mistico di santa Caterina (1522 ca.) la dolcezza degli affetti e la morbidezza del colore di Antonio Allegri, detto il Correggio dal nome della sua città natale (Correggio, 1489-1534), si esprimono anche in questo incantevole piccolo formato (28,5×24 cm).

 

L’incontro tra la Vergine col Bambino e santa Caterina avviene in maniera giocosa, in una scena di tenera intimità, alla quale sembra partecipare anche il suggestivo paesaggio sullo sfondo.

 

Il dipinto, piccolo, ma gioia di estrema bellezza, entrò in Collezione Farnese in seguito alla confisca dei beni della contessa Barbara Sanseverino nel 1612.

 

Il Ritratto di giovane donna detta Antea  (1535 ca.) costituisce uno dei vertici del virtuosismo e degli incredibili effetti ottici di Francesco Mazzola detto il Parmigianino (Parma, 1503-Casalmaggiore, 1540).

 

La giovane donna, elegante ed enigmatica, dall’abbigliamento aristocratico e ricercato, è solo apparentemente ferma, ma in realtà è colta nell’atto di girarsi, come suggerisce la manica destra ingrandita in primo piano e il movimento della gamba sinistra che si intuisce dallo scostarsi della veste.

 

Ma chi è la misteriosa donna ritratta?

 

In passato, è stata riconosciuta come Antea, una cortigiana amata dal Parmigianino al tempo del suo soggiorno romano (1524-1527), ma a tutt’oggi l’identità della fanciulla resta oscura.

 

Tra le ultime opere eseguite dall’artista, morto appena trentasettenne nel 1540, la Lucrezia spicca per i preziosismi dorati delle stoffe e dei capelli e per la lucentezza degli incarnati, che sembrano, più che dipinti, intagliati nell’alabastro.

 


 

Foto di Alessio Cuccaro