Dalla National Gallery di Londra Sebastiano del Piombo rientra a Capodimonte

I ritratti di Clemente VII di Sebastiano del Piombo sono rientrati il 3 luglio al Museo di Capodimonte dalla mostra The Credit Suisse Exhibition: Michelangelo & Sebastiano alla National Gallery di Londra (15 marzo-25 giugno), che ha esplorato la straordinaria relazione tra due grandi maestri del Rinascimento, Michelangelo Buonarroti e Sebastiano del Piombo.

 

La mostra ha documentato con dipinti, disegni, sculture e corrispondenza epistolare il sodalizio tra i due artisti, testimoniato da opere di straordinaria forza e originalità come i due Clemente VII prestati, ora nuovamente esposti a Capodimonte insieme al dipinto su lavagna con la Madonna del velo, tra i capolavori della Collezione Farnese.

Sebastiano Luciani (Venezia, 1485 – Roma 1547) giunge a Roma nel 1511 per affrescare la villa di Agostino Chigi, oggi Farnesina. Folgorato dall’incontro con Buonarroti, che in quel periodo ultima la decorazione della volta della Cappella Sistina, Sebastiano aggiorna il suo colorismo veneto al monumentale plasticismo michelangiolesco.

 

Michelangelo, Armigeri, cartone per la Cappella Paolina

 

È l’inizio di una straordinaria collaborazione artistica, Michelangelo fornisce disegni e idee per le opere di Sebastiano, e un’amicizia più che ventennale testimoniata da lettere dai toni leggeri e spassosi. Quando ad esempio Sebastiano riceve la carica di piombatore pontificio da cui deriva il nome del Piombo, ossia di guardasigilli delle bolle e delle lettere apostoliche, con l’obbligo di indossare la tonaca di frate, scrive all’amico: se me vedessi frate, credo certo ve la rideresti. Io sono il più bel fratazo di Roma. Cossa in vero non credo pensai mai.

 

Un legame profondo e duraturo, guastato da un episodio legato alla lavorazione del Giudizio Universale di Michelangelo, raccontato con prosa colorita da Vasari:

Avendosi a dipigner la faccia della cappella del Papa, dove oggi è il Giudizio di esso Buonarroto, fu fra loro alquanto di sdegno, avendo persuaso fra’ Sebastiano al papa che la facesse fare a Michelagnolo a olio là dove esso non voleva farla se non a fresco […] Si stette così Michelagnolo, senza metter mano all’opera, alcuni mesi; ma essendo pur sollecitato, egli finalmente disse che non voleva farla se non a fresco, e che il colorire a olio era arte da donna e da persone agiate et infingarde, come fra’ Bastiano; […] col quale tenne odio quasi fin alla morte di lui. (Vasari)

 

Sebastiano del Piombo, Ritratto di Clemente VII

 

Committente di Sebastiano è il nipote di Lorenzo il Magnifico Giulio de’ Medici (1478-1534), che diventa papa nel 1523 col nome di Clemente VII. La sua elezione è salutata con entusiasmo, ma i territori italiani sono a quel tempo oggetto di contesa tra Francia e Impero. Clemente, con una spregiudicata mossa politica, promuove nel 1526 una lega antiasburgica a Cognac, nel tentativo estremo di rivendicare l’autonomia della Penisola dall’egida dell’Impero. Ne scaturisce l’umiliazione del Sacco di Roma del 1527, a seguito del quale il Medici si fa crescere la barba in segno di voto.

I due dipinti che raffigurano il pontefice prima e dopo il Sacco sono segnati da un’equilibrata sintesi tra analisi psicologica e resa formale, e sono tra le prove più alte dell’abilità ritrattistica del pittore veneziano, che esalta le figure con monumentalità salda e possente.

 

Sebastiano del Piombo, Ritratto di Clemente VII con la barba

 

Nel ritratto senza barba, il papa si mostra volitivo, con lo sguardo diretto al di fuori dal dipinto, come se fosse chiamato a più alti compiti, mentre nel ritratto con barba mostra i segni della stanchezza e delle preoccupazioni politiche a seguito del Sacco.

La Madonna del velo, in cui si scorge lo stesso profilo del pontefice nel personaggio di San Giuseppe, è rappresentativa della semplificazione prismatica dei corpi e dei panneggi, realizzata attraverso un modellato finemente luministico e algidi accordi cromatici.

 

Sebastiano del Piombo, Madonna del velo