Gli Edifici del Real Bosco

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Il Real Bosco di Capodimonte nasce come riserva di caccia di Carlo di Borbone (1716-1788) e si estende a ridosso della reggia per circa 134 ettari con oltre 400 diverse specie vegetali impiantate nel corso di due secoli.

Tra i viali, disegnati dall’architetto Ferdinando Sanfelice, si dispongono 17 edifici storici tra residenze, casini, laboratori, depositi e chiese, oltre a fontane e statue, orti e frutteti.

Fontana del Belvedere
Commissionata da Umberto I di Savoia allo scultore Antonio Belliazzi, la scenografica fontana è composta da reperti scultorei già disposti nel Bosco, originariamente al Giardino Torre.

La fontana alta 6 metri si erge su uno scoglio sul quale poggiano quattro figure marmoree al centro di una vasca ampia 14 metri, sul lato orientale della spianata del Belvedere.

Tra eleganti festoni di frutta e fiori, due mostri marini alternati a due divinità fluviali sorreggono una conchiglia ornata da una pigna da cui fuoriescono zampilli d’acqua.

È già in corso e aperto a tutti il restauro della storica fontana grazie a Ferrarelle.

Palazzina dei Principi
L’elegante e sobrio edificio fondato dai Carmignano marchesi di Acquaviva è preesistente al Palazzo reale. Nel 1826 venne destinato da Francesco I ad abitazione dei Reali Principi.

I prospetti rivolti verso il cortile retrostante appaiono meno regolari e uniformi della facciata principale ed evidenziano la stratificazione subita dalla fabbrica fino al tardo Ottocento.

Palazzina dei Principi - Foto Alessio Cuccaro

Manifattura di Porcellana

Dal 1743 al 1759 ospitò la famosa Real Fabbrica della Porcellana di Capodimonte, una delle Manifatture Reali fondate da Carlo di Borbone. Oggi sede dell’Istituto professionale di Stato per l’industria e l’artigianato Giovanni Caselli guidato dal dirigente scolastico Valter de Bartolomeis.

Chiesa di San Gennaro
Opera dell’architetto scenografo Ferdinando Sanfelice, fu eretta per volere di Carlo di Borbone nel 1745, destinata a parrocchia (1776) per coloro che lavoravano nel Bosco.

Cellaio

Fin dal Settecento qui erano conservati botti di vino, fascine, legna, ghiande ma anche grano, miglio, fagioli, fave, prodotti che assicuravano l’alimentazione alla selvaggina del Bosco o che erano messi in vendita.

Oggi è sede di convegni e manifestazioni varie.

Fagianeria
Detto Casa dei Fagiani forestieri perché destinata alla schiusa e al ricovero dei fagiani cinesi, americani e dei pavoni.

La caccia a questo volatile, una delle predilette da Carlo III, era molto praticata nelle riserve reali.
L’attuale edificio è frutto di un ripristino dell’originaria costruzione di cui sopravviveva solo uno dei due corpi di fabbrica per i custodi che fiancheggiavano il lungo locale per le gabbie dei fagiani.

Capraia
Un complesso noto nell’Ottocento come il “Casino della Capraia”, situato a breve distanza dalla Fagianeria e composto da due edifici rurali. Le due costruzioni, prima del 1836, quando furono restaurate ed abbellite, racchiudevano un cortile a giardino.
Il fabbricato principale della Capraia includeva, al piano terra, locali per usi agricoli, stalle e rimessa e, al piano superiore, abitazioni. L’edificio, pur conservando l’impianto ottocentesco, è stato ampiamente ristrutturato nel Novecento.
Si sviluppa su due piani, ha una copertura a tetto ed è privo di ornamenti e di articolazione volumetrica, se si esclude un’ampia terrazza ad oriente. L’altro piccolo manufatto del complesso, su due piani, è oggi allo stato di rudere.

La struttura ospita il Center for the Art and Architectural History of Port Cities / Centro per la Storia dell’Arte e dell’Architettura delle Città Portuali “La Capraia”

Giardino e Casamento Torre
Il Giardino Torre, posto al margine nord orientale del Bosco, è composto da numerosi alberi da frutto come lo era nel Settecento quando era noto con il nome di “Giardino di Biancour” dalla provenienza e dal cognome della famiglia di giardinieri che lo ebbero in cura per la produzione di frutta, anche esotica: ananas, ma anche ribes e lamponi.

Questo era il giardino delle delizie della famiglia reale, inoltre vi si coltivavano anche molte varietà di fiori e vi era annesso il vivaio al servizio del Bosco.

È in corso una gara per la valorizzazione e gestione della struttura che accoglierà, tra l’altro, un ristorante a Km 0.

Eremo dei Cappuccini
L’ex Convento è destinato a diventare la Scuola Regionale per Giardinieri, un Istituto Tecnico Superiore per la conservazione e riqualificazione di parchi e giardini storici.

Vaccheria
L’edificio che in passato ospitava gli animali, attualmente è sede dei Carabinieri ambientali (ex Guardia Forestale). Diventerà anche struttura di primo intervento per la sicurezza del sito e dei visitatori.

Le Scuderie
In passato accoglievano i cavalli del Re, potrebbero in futuro diventare, con una riorganizzazione amministrativa-gestionale, sede di una fondazione per la Musica napoletana.

Fabbricato Colletta
Lungo un panoramico viale del Giardino dei Principi, che sovrasta la strada dei Ponti Rossi, si affaccia uno dei prospetti secondari di questo vecchio edificio, così chiamato dal nome del generale Pietro Colletta che ne fu il proprietario. Nel 1827, per conto di Casa Reale, fu acquisito l’intero possedimento del generale che includeva anche un giardino all’inglese, incorporato nell’area destinata a Giardino dei Principi, e ad un “parterre d’acacie”.
Il fabbricato Colletta, attualmente destinato ad abitazione, scavalca la strada dei Ponti Rossi e, sebbene non denoti episodi di particolare interesse architettonico, è certamente rilevante sotto il profilo tipologico. È un volume stretto e allungato che, per la presenza della strada, è suddiviso in corpi indipendenti al piano terra e all’ammezzato. Il piano superiore, con accesso anche dal Giardino dei Principi, accoglie una terrazza panoramica. All’edificio è annesso il cosiddetto Giardino Colletta, una piccola area a verde sottoposta alla quota del parco ed aderente al muro di cinta, con alberi fruttiferi e agrumi.

Roccolo

E’ una torretta di avvistamento, in mattoni e pianta quadrata, fabbricata per usi venatori costruito durante il periodo dei Savoia che, nei loro soggiorni a Capodimonte, utilizzarono il Bosco soprattutto per la caccia.

Statua del Gigante
La statua fu ricomposta anche con frammenti antichi dallo scultore romano Giuseppe Canart, autore di opere scultoree e lavori di marmo nella reggia. Il busto e la testa con vaso provenienti da Palazzo Farnese a Roma furono trasferiti a Napoli nel 1763.

Statua del Gigante - Foto Alessio Cuccaro