Il restauro dei lampadari dell’Appartamento Reale

È arrivato il momento di riaccendere la luce!

Stiamo lavorando per riportare i lampadari dell’appartamento reale al loro splendore originario.

 

 

Acquistati nel 1838 da Ferdinando II di Borbone, i lampadari di manifattura tedesca facevano parte di una serie di abbellimenti voluti in seguito al matrimonio del sovrano con la bella e giovane Maria Teresa d’Austria.

Le sale di Capodimonte dovevano essere fatte brillare per la regina, amante delle feste e dei banchetti, e oggi, attraverso un minuzioso restauro, ve li vogliamo far rivivere proprio come erano un tempo.

 

 

L’intervento di restauro prevede lo smontaggio di tutti gli elementi costitutivi dei lampadari, la pulitura delle parti in bronzo dorato ed il risanamento delle decorazioni in cristallo e la sostituzione del cavo elettrico in uno decorativo rivestito di stoffa.

Il lavoro è svolto all’interno delle sale del museo dai restauratori: Ilaria Improta, Sabrina Peluso, Ermenegildo Strianese e Ludovica Vairo.

 

 

La scelta del restauro aperto è stata fortemente voluta dalla Direzione del Museo per far conoscere al pubblico anche questi aspetti della vita museale e consentirne una partecipazione attiva.

I lampadari sono in ottone dorato, quello più piccolo presenta trenta luci mentre gli altri due lampadari, di dimensioni maggiori e gemelli, hanno sessanta luci ognuno e sono decorati da circa 7600 cristalli riuniti in cortine e pendagli.

 

La moderna sistemazione dell‘Appartamento Reale intende far rivivere gli ambienti in una sequenza cronologica che segna le tappe dei cinque sovrani borbonici, dei sovrani francesi e dei duchi d’Aosta, ultimi inquilini di palazzo.

Il Palazzo poco abitato dai sovrani borbonici, divenne una residenza reale più stabile con l’arrivo di Gioacchino Murat e Carolina Bonaparte che adeguò l’Appartamento al gusto della corte imperiale, e fu oggetto di una radicale opera di rinnovamento a partire dal 1838 quando Ferdinando II, dopo le nozze con Maria Teresa d’Austria, stabilì di dargli una nuova veste.

 

 

Foto di Marco Casciello