Il restauro della Trasfigurazione di Giovanni Bellini. Tavole a confronto

Il laboratorio di restauro del Museo e Real Bosco di Capodimonte è da qualche tempo impegnato nello studio del dipinto di Giovanni Bellini La Trasfigurazione.

Un’opera di assoluto rilievo per le collezioni del Museo e nella produzione di un artista longevo e versatile, protagonista di tutte le trasformazioni e i traguardi della pittura italiana alle soglie del Cinquecento.

Le osservazioni e le indagini scientifiche e diagnostiche realizzate in occasione dell’attuale restauro (Restituzioni 2018) hanno chiarito alcuni aspetti di centrale importanza in merito allo stato di conservazione dell’opera e all’autografia di alcune stesure, che in passato era stata messa in dubbio.

Potrete leggere e seguire sul nostro blog il racconto delle analisi diagnostiche e delle diverse fasi di intervento.

 

La Trasfigurazione di Giovanni Bellini (Venezia 1430 circa – Venezia 1516) opera del 1479 circa è un olio su tavola (115 cm x 154 cm) molto probabilmente commissionato a Bellini per essere collocato sull’altare della cappella Fioccardo del Duomo di Vicenza.

 

Acquisito successivamente dai Farnese, arriva a Napoli con Carlo di Borbone, re dal 1734, che decide di portare con sé la collezione di famiglia ereditata dalla madre, Elisabetta Farnese.

 

 

Giovanni Bellini, Trasfigurazione, 1479 circa. Museo e Real Bosco di Capodimonte. Napoli

 

La scena di Cristo trasfigurato è riferita dai racconti evangelici.

 

Cristo rivela per la prima volta agli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni la sua natura divina: il suo aspetto si trasfigura, il volto emana una luce radiosa, le vesti sono di un biancore abbagliante che hanno il nitore, la trasparenza e la bellezza delle nuvole.

 

Gesù è il centro di tutto il discorso compositivo tra i profeti Elia e Mosè che improvvisamente gli appaiono accanto.

 

Il pittore, in linea con il racconto evangelico, raffigura in alto la nube dalla quale la voce di Dio padre proclama:

Questi è il Figlio mio, l’eletto.

 

 

Giovanni Bellini, Trasfigurazione, 1460 circa. Museo Correr. Venezia

 

Il soggetto era stato trattato da Bellini molti anni prima nella tempera su tavola oggi al Museo Correr di Venezia, databile intorno al 1460.

 

Una delle prime raffigurazioni dell’episodio evangelico, la cui celebrazione era entrata a far parte del calendario liturgico proprio in quegli anni per volontà di papa Callisto III per celebrare un’importante vittoria contro i turchi conseguita nel 1456.

 

La Trasfigurazione Correr è anche una delle prime opere religiose eseguite dal giovane Bellini, realizzata in autonomia rispetto alla produzione legata alla bottega paterna.

 

L’atmosfera suggestiva e intensamente spirituale si basa qui su mezzi più arcaici rispetto alla tavola di Capodimonte, in cui si misura la straordinaria evoluzione stilistica e tecnica del pittore in meno di vent’anni.

 

 

Particolare del Cristo nella Trasfigurazione di Giovanni Bellini a Correr

Particolare del Cristo nella Trasfigurazione di Giovanni Bellini a Capodimonte

 

 

Particolare dei profeti nella Trasfigurazione di Giovanni Bellini a Correr

 

Particolare dei profeti nella Trasfigurazione di Giovanni Bellini a Capodimonte

 

Le indagini diagnostiche eseguite sull’opera di Capodimonte, come la riflettografia e la radiografia, in grado di leggere gli strati pittorici sotto la superficie dipinta differenziando i materiali in base alla composizione chimica, hanno evidenziato i ‘ripensamenti‘ dell’artista e hanno consentito uno studio approfondito della tecnica pittorica e della sua evoluzione stilistica grazie anche al confronto accurato delle due Trasfigurazioni, Correr e Capodimonte.

 

Dettaglio del volto del profeta nella Trasfigurazione di Capodimonte. Dipinto, riflettografia e radiografia

 

Con una maestria esecutiva stupefacente, Bellini ha ormai abbandonato nella tavola di Capodimonte la tecnica della tempera e quel che di aspro caratterizzava l’incantevole composizione intrisa di suggestioni mantegnesche della pala veneziana, e affronta lo stesso tema con tutta la levità e la verosimiglianza che la trasparenza del medium oleoso gli consente.

 

Particolare del Cristo nella Trasfigurazione di Capodimonte nella radiografia, nella riflettografia e nel dipinto

 

Nell’immagine di copertina si vede in dettaglio il volto del Cristo nella radiografia, nella riflettografia e nel dipinto.

 

Direzione del restauro
Angela Cerasuolo (Museo e Real Bosco di Capodimonte), con la consulenza di Luisa Gusmeroli, Andrea Santacesaria (Opificio delle Pietre Dure), Gloria Tranquilli (Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro)

 

Autore di analisi/indagini
Emmebi Diagnostica Artistica

 

Autore del restauro
Roberto Buda (supporto) Angela Cerasuolo (superficie pittorica)

 

Il restauro è stato possibile grazie al progetto Restituzioni, un programma biennale di restauri di opere d’arte appartenenti al patrimonio del Paese, promosso e curato da Intesa Sanpaolo.

 

Continuate a seguire il nostro blog per saperne di più sulle prossime fasi di restauro.