L’Italia chiamò – Capodimonte oggi racconta… l’Andata al Calvario di Polidoro da Caravaggio

Per la rubrica quotidiana L’Italia chiamò – Capodimonte oggi racconta… Angela Cerasuolo, responsabile del Dipartimento di Restauro del Museo e Real Bosco di Capodimonte e docente di Storia del restauro e delle tecniche artistiche all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, ci parla dell’Andata al Calvario di Polidoro da Caravaggio e del piccolo bozzetto preparatorio, dipinti di straordinaria potenza espressiva in cui l’indagine riflettografica ha rivelato un disegno soggiacente ancor più intenso e drammatico, che ci mostra tutto il vigore e la furia creativa di questo singolare artista.

 

Nel museo di Capodimonte, grazie al progetto europeo Eu Artech e all’Istituto Nazionale di Ottica Applicata di Firenze, nel 2007 abbiamo realizzato una campagna diagnostica su alcuni dipinti di Polidoro da Caravaggio.

 

Lo scanner dell’Istituto Nazionale di Ottica di Firenze durante le misure a Capodimonte

 

 

La riflettografia infrarossa, realizzata con uno speciale scanner, ha reso visibile il disegno nascosto sotto gli strati pittorici, evidenziando una elaborazione grafica di eccezionale efficacia.

 

Alla luce di queste indagini, parleremo della grande pala raffigurante l’Andata al Calvario e del piccolo bozzetto dello stesso soggetto.

 

Polidoro Caldara da Caravaggio (Caravaggio, 1500 circa – Messina, 1543)
Andata al Calvario
inv. Q 1930 n. 103, olio su tavola, cm 310×247
Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte

 

Polidoro Caldara da Caravaggio (Caravaggio, 1500 circa – Messina, 1543)
Andata al Calvario
inv. Q 1930 n. 740, olio su tavola cm 71×54
Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte

 

Polidoro Caldara da Caravaggio è un artista di grande talento che ebbe alla sua epoca una enorme popolarità.

 

Prese il nome dalla cittadina lombarda di origine, Caravaggio, che avrebbe dato i natali al più famoso Michelangelo Merisi.

 

Polidoro Caldara da Caravaggio, Due teste maschili (Autoritratto con amico), pietra rossa su carta marroncina, 142 x 113 mm, inv. n. 1929 F, Firenze, Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe

 

Polidoro si trasferì presto a Roma, dove fu accolto nella bottega di Raffaello, partecipando alla decorazione delle Logge vaticane.

 

Le Logge Vaticane

 

Successivamente si dedicò in collaborazione con l’amico Maturino da Firenze alla decorazione delle facciate dei palazzi con dipinti in grisaille che simulavano finti rilievi tratti dall’antico, una sorta di enormi disegni in cui Polidoro dispiegava una perizia straordinaria e una fantasia inesauribile.

 

Polidoro da Caravaggio, affresco staccato dalla facciata del Casino del Bufalo a Roma, Museo di Roma-Palazzo Braschi

 

 

In seguito al sacco di Roma il Caldara, dopo un breve e fecondo soggiorno napoletano, si trasferì in Sicilia, a Messina, dove rimase fino alla morte.

Qui dipinse numerose opere, di cui la più famosa, l’Andata al Calvario, è ora conservata al museo di Capodimonte assieme ad alcuni dipinti realizzati a Napoli e ad un gruppo di altre tavole provenienti dalla Sicilia frutto di acquisizioni borboniche.

Di fatto il museo di Capodimonte ospita oggi il nucleo più significativo di dipinti su tavola di questo artista, la cui opera, realizzata prevalentemente ad affresco, è andata in gran misura perduta.

 

Ritratto di Polidoro Caldara da Caravaggio, Pittore, incisione dalla edizione Giuntina delle Vite di Vasari

 

Ma rivolgiamoci ora all’Andata al Calvario.

A Capodimonte si possono ammirare due dipinti di questo soggetto, entrambi provenienti da Messina.

La grande pala, di dimensioni monumentali (310x247cm), fu realizzata per la chiesa della Santissima Annunziata di Messina per conto della confraternita dei Catalani.

In quanto allievo di Raffaello, Polidoro dovette ricevere una precisa richiesta di realizzare un dipinto simile a quello che il suo maestro aveva inviato in Sicilia qualche lustro prima (nel 1517), il cosiddetto Spasimo di Sicilia oggi conservato al museo del Prado di Madrid, in origine esposto nella chiesa di Santa Maria dello Spasimo di Palermo.

 

A sinistra: Raffaello, Andata al Calvario (“Spasimo di Sicilia”), olio su tavola cm 318 x 229, Madrid, Museo del Prado/ A destra: Polidoro da Caravaggio, Andata al Calvario, olio su tavola cm 310×247, Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte

 

Il grande Calvario di Capodimonte, realizzato al termine di una lunga e complessa elaborazione, non reca più traccia alcuna dell’equilibrata composizione a cui era ispirato in origine, tanto che si fatica a credere che Polidoro l’avesse tenuta presente, come d’altronde si stenta a riconoscere nelle opere tormentate del Polidoro messinese l’artista che aveva realizzato i paesaggi delle Logge.

 

L’intensa drammaticità, il sentimento religioso fortemente partecipe all’evento sacro e l’accento posto sulla sofferenza di Cristo e sulla crudeltà dei carnefici pervadono la potente scena ormai totalmente anticlassica.

Ne abbiamo un singolare resoconto nel componimento sacro intitolato Il Spasmo di Maria Vergine che un prete messinese, Colagiacomo di Alibrando, dedicò alla tavola nell’anno stesso della sua realizzazione, il 1534.

Alibrando descrive la realizzazione del dipinto, come se avesse visto l’artista all’opera:

 

Ora Polidor comincia il disegno / come sempre far suole in cotal opra. / E quello fatto glorioso e degno / appresso il quadro a dipintar s’adopra”.

 

Cola Giacomo d’Alibrando, Il spasmo di Maria Vergine, Messina 1534, frontespizio

 

Anche noi ora possiamo vedere questo disegno tracciato sulla tavola sotto gli occhi di Alibrando, grazie alla riflettografia infrarossa.

È un tratto ora nitido e rigoroso ora fluido e libero, che rivela ora l’uso di un cartone ora un’esecuzione estemporanea.

 

Polidoro da Caravaggio, Andata al Calvario, olio su tavola cm 310×247, riflettografia infrarossa, particolare

 

Polidoro da Caravaggio, Andata al Calvario, olio su tavola cm 310×247, riflettografia infrarossa, particolari

 

 

Alibrando testimonia poi uno straordinario evento, la processione con cui il dipinto venne condotto sull’altare, accompagnato dal popolo dei fedeli con viva e turbata partecipazione.

 

 

Commenta infine la scena raffigurata immedesimandosi al punto da commuoversi

 

Come se’ l ver vedessi e non pittura”.

 

Polidoro da Caravaggio, Andata al Calvario, olio su tavola, cm 71×54

 

Un altro dipinto dello stesso soggetto è conservato oggi a Capodimonte, di dimensioni molto piccole (71×54 cm), e a prima vista non vi si riconosce nulla o quasi della composizione della grande pala.

Ma è ormai accertato dalla critica che il piccolo dipinto, assieme ad altre due tavolette dello stesso soggetto conservati nei musei vaticani e alla National Gallery di Londra, altro non sia che uno fra gli studi preliminari per la pala messinese.

 

A sinistra: Polidoro da Caravaggio, Andata al Calvario, olio su tavola cm 60×45, Roma, Musei Vaticani/Al centro: Polidoro da Caravaggio, Andata al Calvario, olio su tavola cm 71×54, Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte/A destra: Polidoro da Caravaggio, Andata al Calvario, olio su tavola cm 75×59, Londra, National Gallery

 

Sono quindi da considerarsi dei bozzetti, in un certo senso, ovvero delle prove in itinere per la composizione che Polidoro stava studiando.

Il piccolo dipinto sotto i suoi colori cupi e le masse di luci e ombre in violento contrasto nasconde un disegno ancor più espressivo e drammatico, che ci mostra tutto il vigore e la furia creativa di questo singolare pittore.

Il bozzetto ha rivelato questo incredibile disegno attraverso l’esame della riflettografia infrarossa, realizzata con uno speciale scanner che rende visibili i tratti grafici al di sotto delle stesure pittoriche che risultano trasparenti alla radiazione infrarossa.

 

Polidoro da Caravaggio, Andata al Calvario, olio su tavola, cm 71×54, riflettografia infrarossa

 

Polidoro da Caravaggio, Andata al Calvario, olio su tavola, cm 71×54, riflettografia, particolare

 

Questo disegno, tormentato e dinamico, ci mostra Polidoro che si cimenta con il tema già trattato da Raffaello nello Spasimo di Sicilia con un sentimento e aspettative del tutto nuove: l’artista vuole superare l’equilibrio cristallino del suo maestro, a favore di un’intensificazione del pathos e della partecipazione emotiva alla scena sacra.

 

Polidoro da Caravaggio, Andata al Calvario, olio su tavola, cm 71×54, riflettografia, particolare/ A sinistra in alto: particolare dello Spasimo di Sicilia di Raffaello/A sinistra in basso: particolare dell’Andata al Calvario di Polidoro, olio su tavola, cm 71×54

 

 

Polidoro da Caravaggio, Andata al Calvario, olio su tavola, cm 71×54, riflettografia, particolare/ A sinistra: particolare dello Spasimo di Sicilia di Raffaello

 

L’intricato reticolo di tratti grafici che attraversa la superficie della tavoletta rivela una modalità esecutiva sorprendente, ma che trova conferma in un passo del trattatista Giovan Battista Armenini dedicato all’invenzione.

Per gli artisti del Cinquecento l’invenzione, la creazione di una raffigurazione innovativa, era un elemento fondamentale per dimostrare maestria e destrezza.

 

Polidoro da Caravaggio, Andata al Calvario, riflettografia, particolare

 

Armenini descrive lo stile disegnativo di Raffaello e allievi come esempio da seguire per i suoi lettori – potenziali giovani artisti desiderosi di apprendere – e dà alcune indicazioni pratiche su come operavano.

Parlando di Polidoro e di un suo espediente per trovare le invenzioni, il trattatista usa un’espressione estremamente evocativa:

 

per questa confusione di segni duplicati et i tanti contorni esso ne cavava per simil via materia […] abbondantissima.

 

Polidoro, quindi, costruiva deliberatamente un reticolo di linee confuse per stimolare la propria fantasia a creare nuove immagini.

Un atteggiamento che oggi forse non ci aspetteremmo da un artista del Cinquecento, ma che è invece pienamente coerente con le richieste di creatività e espressività di quell’epoca.

Non diversamente, infatti, Leonardo, aveva ammonito il suo potenziale allievo a tracciare le forme senza contorni precisi per non commettere l’errore di quei pittori che

 

vogliono che ogni minimo segno di carbone sia valido”.

 

 

In aperta polemica con tutta la tradizione precedente che vedeva nel disegno la riproduzione di modelli prefissati, Leonardo invitava piuttosto l’artista a cercare stimoli all’immaginazione nelle forme indistinte, come le nuvole o le macchie sui muri:

 

perché nelle cose confuse l’ingegno si desta a nove invenzioni”.

 

 

Il testo di Angela Cerasuolo è inserito nell’iniziativa “L’Italia chiamò – Capodimonte oggi racconta”

 

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