L’Italia chiamò – Capodimonte oggi racconta… il Real Bosco di Capodimonte: l’arte che respira

Un giardino storico, scrigno di biodiversità sia per le specie vegetali e sia per quelle animali.

Il grande polmone verde di Napoli con i suoi 134 ettari di boschi, macchie, praterie e valloni naturali.

Il luogo del cuore per molti di noi e di voi dove praticare sport, fare una passeggiata, rilassarsi e riappacificarsi con il mondo.

In questo Lunedì in albis in cui è importante “essere una sola comunità” pur di uscire dall’emergenza sanitaria, la rubrica L’Italia chiamò – Capodimonte oggi racconta, ritorna a parlarvi del Real Bosco di Capodimonte.

Lo facciamo con uno sguardo scientifico e uno artistico: un testo del professor Carmine Guarino docente di Biologia  Vegetale all’Università degli Studi del Sannio e la musica del compositore Stefano Gargiulo che ha creato un brano inedito per questa giornata che Carmine Romano, responsabile del progetto digitalizzazione del Museo e Real Bosco di Capodimonte ha unito alle immagini più belle del bosco e dei paesaggi ritratti nella nostra collezione.

Speriamo possa donarvi momenti di pace e serenità.

 

“Il giardino è un opera d’arte di difficile assemblaggio” come scrive Edouard Andrè nel suo trattato o meglio “il difficile mescolamento tra arte e scienza”.

Infatti, a differenza di una statua, di un dipinto, di una composizione musicale o poetica, un giardino non può mai dirsi ultimato. Le piante sono per il giardino come le cellule di un organismo vivente, che continua a crescere a trasformarsi, tanto che un luogo muta continuamente d’aspetto, anche da un giorno all’altro.

 

Il Real Bosco di Capodimonte, questo imponente metaorganismo biologico, sin dai tempi della sua costruzione è sempre stato un elemento catalizzatore della città connotandone tra l’altro il suggestivo skyline collinare.

Esso costituisce un grande laboratorio ecosistemico sperimentale dove tangibilmente è possibile percepire ed utilizzare quelle caratteristiche funzionali che oggi sono tanto care non solo agli addetti al settore ma soprattutto a chi di Ecosistema fa un rilancio per un futuro sostenibile del pianeta.

 

Real Bosco di Capodimonte, Napoli praterie

I benefici per chi lo frequenta

 

L’ecosistema naturale del Real Bosco incorporato nella città e nella frangia periurbana, è un capitale prezioso, rappresenta un grande organismo che con le proprie funzioni eco-fisiologiche trasmette benefici e benessere ai fruitori, al quartiere e all’intera città.

Con i suoi 134 ettari costituiti da boschi, macchie, praterie e valloni naturali costituisce un importante capitale naturale per la città di Napoli, emette una quantità impressionante di ossigeno e cattura anidride carbonica, particelle sottili (P2,5), mitiga la temperatura, assorbe acqua.

Implementa la biodiversità floristica, ed accoglie una fauna estremamente diversificata.

Contribuisce a migliorare le caratteristiche del ciclo vitale umano:

  • Fisiologiche: emette ossigeno, cattura anidride carbonica, attenua la temperatura
  • Sociali: è il luogo ideale per fare terapia, trascorrere il tempo libero, svolgere attività ludiche, sportive
  • Culturali: è un concentrato di arte, spettacolo, storia

 

Emiciclo di Porta di Mezzo, foto di Giovanna Garraffa

 

Le architetture vegetali

 

Nel Real Bosco di Capodimonte ciò che è immediatamente visibile, anche ad un occhio meno esperto, sono le diverse tipologie di architetture vegetali che lo costituiscono. Infatti l’odierno aspetto del Bosco è il frutto della coesistenza di più modelli culturali di riferimento della storia del giardino:

il giardino scenografico tardo-barocco, giardino alla francese primo nucleo originario voluto da Carlo di Borbone nel 1734

il giardino paesaggistico all’inglese

il giardino paesaggistico pastorale

oltre ad aree produttive a vaste aree naturali come i valloni.

Oggi con le sue 400 specie vegetali rappresenta un vero e proprio patrimonio naturalistico e museologico.
Il parco costituisce uno scrigno di biodiversità sia per le specie vegetali e sia per quelle animali.

Real Bosco di Capodimonte, Napoli Giardino dei Principi, Cinnamomum camphora (canforo)

 

All’interno del Giardino dei Principi (1830), primo nucleo di giardino anglo-cinese a Napoli si trovano la maggior parte degli esotismi del parco: uno tra i primi esemplari di eucalipto rosso a Napoli (Eucalyptus camaldulensis) identificato da Dehnhardt nel 1832. Un cipresso di Montezuma a Napoli (Taxodium mucronatum) identificato da Gussone nel 1853.

Alcuni esemplari di canforo (Cinnamomum camphora), tra più grandi d’Italia (circa 18 metri d’altezza e 7 di circonferenza), magnolie sempreverdi (Magnolia grandiflora), un esemplare secolare di tasso (Taxus baccata) ed un preziosissimo albero della carta (Melaleuca stephyloides) derivante da uno dei primi esemplari impiantati a Napoli.

Numerose sono le collezioni di palme e cycas impiantate il secolo scorso dai Savoia intorno al Palazzo Reale, tra cui: Cycas revoluta, Palme delle Canarie (Phoenix canariensis), Phoenix reclinata, numerose palme americane (Washingtonia filifera e W. Robusta), una preziosa palma blu del Messico (Brahea armata) dalla crescita lentissima, l’unico esemplare presente nel parco è alto circa nove metri.

 

Il Giardino formale o Giardino Tardo-Barocco (1735), nato come bosco di caccia, rappresenta il primo impianto del Real Bosco ed è caratterizzato da un emiciclo d’ingresso da cui si diramano cinque viali a raggiera, di cui uno a grottone.

Questa parte del parco è formato prevalentemente da querce di leccio (Quercus ilex), allori (Laurus nobilis), tigli (Tilia platyphyllos), carpini neri (Ostrya carpinifolia), aceri napoletani (Acer opalus subsp. neapolitanum) e roverelle (Quercus pubescens); queste specie sono tipiche della foresta sclerofillica mediterranea.

Molti degli alberi che popolano questa parte del Real Bosco risalgono alla fondazione del parco.

 

 

 

 

Giardino Tardo-Barocco foto di Salvatore Terrano

 

 

Il Giardino paesaggistico-pastorale conserva la conformazione datata 1840 da Friederich Dehnhardt, capo giardiniere dell’Orto Botanico: creato dall’uomo ad imitazione della natura ai fini di creare un paesaggio dall’aspetto romantico. All’interno di quest’ambito si sviluppano delle praterie a secco con una moltitudine di specie erbacee dalle proprietà officinali, tra cui anche una rara orchidea autoctona: la serapide maggiore (Serapias vomeracea).

Fra praterie e macchie boschive si incontrano alberi secolari, tra cui: un caratteristico gruppo di magnolie (Magnolia grandiflora) dette comunemente sette querce la parte restante delle dieci presenti in tutto il parco.

Un esemplare di podocarpo (Podocarpus elongatus), uno dei quattro presenti a Napoli e provincia.
Diversi gruppi di cedri (Cedrus libanii e Cedrus altrantica) e cipressi (Cupressus sempervirens), platani (Platanus orientalis), rovella secolare (Quercus pubescens) e superstiti di pini neri (Pinus nigra) i cui filari un tempo costituivano il landmark al parco.

 

 

 

 

Giardino paesaggistico-pastorale foto di Salvatore Terrano

 

 

 

Particolare attenzione va al giardino Torre unico superstite di giardino produttivo.

Raro esempio di museologia viva, conserva al suo interno un patrimonio culturale e genetico di inestimabile valore.

Questo giardino produceva numerose specie da frutta ed ortaggi per la mensa reale.

Ancora oggi sono presenti vecchie specie fruttifere che hanno caratterizzato la storia dei siti reali.

Attualmente è possibile osservare la famosa ciliegio o Monte che prende proprio il suo nome dalla collina dove si erge questo giardino.

Pere, mele, mandarini mediterranei e perfino le ananassiere reali ancora oggi possono essere ammirati in questo luogo.

Sono ancora conservati i typus viventi di Citrus deliciosa descritto in questo luogo da Michele Tenore (direttore del Real Orto Botanico) nel 1852.

 

Giardino Torre - 02b - Foto Alessio Cuccaro

 

Giardino Torre foto di Luciano Romano, Alessio Cuccaro e Giovanna Garraffa

 

I valloni si sviluppano lungo le zone marginali del parco che sono caratterizzate da forti dislivelli, con un microclima umido e fresco dove crescono specie di felci e piante ombrofile. Erano adibiti a coltivazioni forestali come castagni e noccioli.

 

Questo grande metaorganismo biologico con le intrinseche e naturali funzioni fisiologiche-dinamiche e con le reali capacità resilienti si evolve e si trasforma proponendo occasioni di biodiversità biologica (piante, uccelli, animali, insetti) frutto di una sapiente strategia di indirizzo.

Negli ultimi anni a Capodimonte sono ricomparse le orchidee nelle praterie, gli Iris nel sottobosco, numerosi uccelli hanno ritrovato un habitat favorevole per la nidificazione, gli insetti offrono un caleidoscopio di colori, gli animali convivono naturalmente con i fruitori del parco. Molte aree (soprattutto quelle dei valloni) hanno incrementato notevolmente il loro potenziale naturale inteso in termini di biodiversità specifica.

Tale dato ci rileva un valore importante di questo straordinario luogo, infatti il Real Bosco di Capodimonte ma più in generale i giardini storici non possono più essere osservati , valutati e fruiti solo ed esclusivamente per il loro valore storico e culturale. Non è più possibile oggi prescindere dall’importante ruolo ecologico e sociale che essi esprimono in quanto “organismi viventi” e in quanto tali, a tutti gli effetti, bisognosi di cure, rispetto e grandi competenze scientifiche.

 

 

 

 

Valloni foto di Salvatore Terrano

 

 

 

Scopriamo il Real Bosco con il brano inedito di Stefano Gargiulo

 

La musica del compositore Stefano Gargiulo che ha creato un brano inedito per questa giornata, unito alle immagini più belle del bosco e dei paesaggi ritratti nella nostra collezione da Carmine Romano, responsabile del progetto digitalizzazione del Museo e Real Bosco di Capodimonte.

 

 

 

 

Il testo del prof. Carmine Guarino, docente di Biologia  Vegetale all’Università degli Studi del Sannio, è inserito nell’iniziativa  “L’Italia chiamò – Capodimonte oggi racconta”.

 

Della stessa rubrica puoi leggere:

 

La Resurrezione di Cristo di Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma di Patrizia Piscitello

Il trittico con le Storie della Passione di Paola Giusti

La Crocifissione di Masaccio di Alessandra Rullo

L’intervento conservativo dell’opera di Mario Merz Onda d’urto di Simonetta Funel

Onda d’urto di Mario Merz di Ophilia Ramnauth Luciana Berti

L’inaugurazione virtuale della mostra Luca Giordano di Patrizia Piscitello e Alessandra Rullo

Il racconto virtuale della mostra Luca Giordano di Sylvain Bellenger, video di Carmine Romano

La mostra Luca Giordano. Dalla Natura alla Pittura di Stefano Causa

Il bacio della nonna di Gioacchino Toma di Alessia Attanasio

Il Crocifisso ligneo del Monastero di San Paolo a Sorrento di Gennaro Galano

La Galleria fotografica di Mimmo Jodice di Giovanna Bile

Il servito da tavola di Manifattura Del Vecchio di Alessandra Zaccagnini

Gli scarti di fabbrica della Manifattura di Capodimonte di Maria Rosaria Sansone

La Madonna del Divino Amore di Raffaello di Angela Cerasuolo

L’archibugio per Ranuccio I Farnese di Antonio Tosini

Il restauro della Natività di Signorelli di Liliana Caso

La Chiesa di San Gennaro di Liliana Uccello

Gemito, o’ scultore pazzo di Sylvain Bellenger 

Vesuvius di Andy Warhol di Luciana Berti

Le acquisizioni della Real Casa dal 1870 al 1912, Gemito e non solo di Maria Tamajo Contarini

“Gemito, dalla scultura al disegno” con i contributi di Carmine Romano, Roberto Cremascoli, Sylvain Bellenger

Vincenzo Gemito di Jean-Loup Champion

Il museo di Molajoli e de Felice nel 1957 di Rosa Romano

Le vaccinazioni alla Reggia di Benedetta de Falco

La Letizia di Canova di Alessia Zaccaria

Il Bosco Reale di Nunzia Petrecca

Come nasce la passione per l’arte di Marco Liberato

La Cassetta Farnese di Patrizia Piscitello

Da Frisio a Santa Lucia di Eduardo Dalbono di Paola Aveta

Ercole al Bivio di Annibale Carracci di Valentina Canone

Il Ritratto di Fra Luca Pacioli di Alessandra Rullo

 

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