Picasso e Napoli: Parade è arte

Il Vesuvio fabbrica tutte le nuvole del mondo. Il mare è blu scuro. Scaglia Giacinti sui marciapiedi, Jean Cocteau

La mostra Picasso e Napoli: Parade mette insieme per la prima volta opere esclusive che raccontano una storia: l’avventura che ha dato vita a Parade, uno spettacolo, una visione, un’opera d’arte.

Il viaggio, le suggestioni che hanno rapito Picasso nelle due settimane trascorse a Napoli, durante le quali l’artista che ha impresso un segno indelebile nella storia, affamato di vita, ha osservato una realtà dalla forza vitale sorprendente, fino a quel momento sconosciuta, per reinterpretarla nella sua opera.

 

 

Prima del viaggio in Italia l’interesse di Picasso per la cultura classica, conosciuta attraverso documentazioni iconografiche, è documenta dal cartone dipinto nel 1906 in un villaggio catalano raffigurante un giovinetto nudo che tiene sulle spalle il fratellino.

L’affresco staccato del Museo Archeologico Nazionale di Napoli proveniente da Ercolano e raffigurante Teseo liberatore è il modello da cui trae ispirazione, che Picasso vede probabilmente su una cartolina.

A margine della scena compare il tamburo che poi si ritroverà dieci anni più tardi riverso ai piedi del suo amico pittore e scenografo Fortunato Depero che veste i panni del torero nel sipario di Parade.

 

 

Il mondo, senza Napoli e Pompei, non avrebbe conosciuto la poesia di quella tavola disordinata, dove l’indolenza del dopo pasto riunisce dei saltimbanchi, ritratti dei suoi compagni di viaggio, intenti a suonare e cantare, scacciando la malinconia. Sotto la maschera, Picasso riproduce la disperata ricerca dell’eternità verso la quale si dirige una bimba alata, tenuta per mano da una scimmia, nella quale si raffigura il pittore. Ci racconta Luigi Gallo, curatore della mostra con Sylvain Bellenger.

 

 

Il sipario di Parade accoglie le suggestioni del viaggio in Italia. È un palco, c’è il Vesuvio, è un presepe napoletano in cui si ritrovano ironicamente rappresentati i personaggi che sono stati protagonisti dell’impresa Parade:

Igor Stravinskij, con la sua tipica posa a braccia conserte, nelle vesti del moro col turbante come uno dei personaggi del balletto Petruška da lui musicato. Il coreografo e ballerino, Léonide Massine e la ballerina Lydia Lopokova che si era rifiutata di indossare un costume troppo attillato ed è per contrappasso ritratta a seno nudo. Mary Pickford, famosa attrice con cappello e collana di perle. Sergej Djagilev, impresario noto per il suo terrore mortale del mare raffigurato come un marinaio napoletano. Nicolas Zverev, ballerino e acrobata dal ben marcato profilo.

 

 

La città di Napoli è una scoperta, una città dal fascino primordiale. Cocteau la definisce una Monmartre araba.

Le espressioni più autentiche di arte popolare, le maschere della commedia dell’arte colte nei più profondi significati ancestrali si ritrovano nella maschera di Pulcinella realizzata nel 1930, dal ghigno inquietante e la gobba del naso ingigantita, diretta allusione fallica e benaugurante come nei ritrovamenti di Pompei.

 

 

La mostra è un appuntamento unico per ammirare Parade la più grande opera di Picasso. Un’opera di capitale importanza per l’arte moderna, un sipario di 17 metri di base per 10 di altezza, conservata al Centre Georges Pompidou di Parigi che, per le sue dimensioni, è stata esposta solo in rare occasioni ed è a Napoli, per la prima volta, nel suggestivo Salone delle Feste dell’Appartamento Reale di Capodimonte.

 

 

Poi il sipario si alza. Le scenografie sono case di Napoli. Grandi caseggiati squadrati e caoticamente addossati con improbabili prospettive di matrice cubista si fondono con l’elemento più tradizionale della veduta napoletana, il Vesuvio che sbuffa sullo sfondo ma messo di traverso.

 

 

E così ha inizio lo spettacolo… che vi racconteremo nel prossimo articolo.

 

Testo di Alessio Cuccaro e Marina Morra

Foto di Alessio Cuccaro

 

 

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