Pittori e scultori dell’Ottocento, protagonisti delle Giornate di studi sulla mostra Depositi di Capodimonte. Storie ancora da scrivere

Le giornate di studi organizzate a conclusione della mostra Depositi di Capodimonte. Storie ancora da scrivere, a cura di Maria Tamajo Contarini e Carmine Romano nell’Auditorium del Museo e Real Bosco di Capodimonte hanno proposto una rilettura delle collezioni, stimolando nuove esperienze e confronti ancora da scrivere.

Con oltre 1220 oggetti tra dipinti, sculture e arredi, scelti dai cinque depositi di Capodimonte, la mostra ha voluto raccontare come gli allestimenti museali siano dettati dalle scelte del gusto, risultato di una selezione fatta dai direttori e dai curatori che riflette lo stato della storia dell’arte in un dato periodo.

I depositi dei musei sono spesso ricchi di storie tutte ancora da scoprire ed è proprio questo l’invito che il Museo e Real Bosco di Capodimonte ha lanciato agli studiosi con la call for papers e le giornate di studi.

 

 

La storia del pittore Giuseppe Casciaro, artista dal taglio moderno i cui paesaggi di stati d’animo si accordano all’impressionismo e alle atmosfere di Corot, e della sua villa al Vomero, meta indiscussa di tutti gli artisti che transitavano a Napoli tra fine ‘800 e inizio ‘900, è solo una delle tante ‘storie ancora da scrivere‘ che la due giorni di studi organizzata dal Museo e Real Bosco di Capodimonte cerca di sottrarre al cono d’ombra della Storia.

 

Giuseppe Casciaro, Paesaggio (Napoli da Posillipo)

 

Nel corso di dieci mesi di esposizione (dal 21 dicembre 2018) la mostra ha presentato opere spesso esposte per la prima volta dal dopoguerra, stimolando una riflessione sulle attribuzioni, un nuovo dibattito critico sull’antropologia culturale del museo, le scelte, le inclusioni, le esclusioni: un’archeologia delle collezioni.

 

A parlare di Casciaro, amico di Degas, collezionista e sostenitore degli artisti del suo tempo con i suoi paesaggi al pastello, è stata Giovanna Cassese dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, preceduta da un’introduzione del direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte, Sylvain Bellenger.

 

Il direttore Bellenger ha più volte sottolineato l’importanza del progetto di digitalizzazione delle opere del Museo e Real Bosco di Capodimonte, un progetto democratico che intende avvicinare gli studiosi di opere lontane e proteggerle dalla distruzione che a volte la storia vi riserva.

 

Molte opere dello stesso Casciaro, come racconta la stessa Giovanna Cassese, andarono disperse con lo smembramento della collezione solo un anno dopo la morte del pittore ed è proprio la fotografia che spesso ci consente di studiare opere perdute.

 

L’Ottocento italiano è nella stessa condizione dell’Ottocento francese prima dell’apertura del Museo d’Orsay: capolavori sottovalutati che abbiamo riscoperto anche grazie alla mostra Depositi e che andrebbero studiati e valorizzati – ha affermato Bellenger.

 

 

A seguire gli interventi di Luisa Puca che ha presentato il lavoro di Isabella Valente sulla figura dello scultore cilentino Luigi de Luca, che alterna soggetti di ascendenza cristiana a monelli napoletani, pescatori e ragazzi di ascendenza gemitiana con l’approfondimento, in particolare, sulle opere in mostra: Sogno claustrale in gesso, opera carica di misticismo e sensualità tutta terrena che nell’estetica emula la Santa Teresa in estasi berniniana e In riva al mare in bronzo.

 

Luigi De Luca, Sogno Claustrale, 1890, gesso

 

Luigi De Luca, In riva al mare, bronzo

 

Maria Rosaria Nappi ha acceso una riflessione sulle Muse dei Musei Vaticani a Napoli e Fausto Minervini ha parlato di orientalismo e della contaminazione e dei modelli d’oltralpe nella produzione napoletana del secondo Ottocento.

 

Spazio anche ai dipinti dell’Ottocento siciliano nei depositi di Capodimonte con Gioacchino Barbera, da Palazzo Abatellis, allo scultore Giuseppe Renda nell’intervento di Diego Esposito, dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, e alla verità espressiva nei ritratti di Raffaele Belliazzi nell’intervento di Daniela Rucco.

 

Dopo la visita alla mostra Depositi, nel pomeriggio si è dato spazio alle tecniche di restauro e alla trasformazione dei depositi di Capodimonte nel corso degli allestimenti che si sono succeduti alla Reggia.

 

Una sessione moderata da Marina Santucci con gli interventi di Antonio Petrone Il museo itinerante: metodologie e tecniche di allestimento dei depositi, di Giulia Proto I depositi di Capodimonte nel progetto di trasformazione dalla reggia in museo: 1952-1957, di Brunella Velardi Dagli interstizi del museo. Una controstoria della collezione d’arte contemporanea di Capodimonte, di Rachele Furfaro Progetto: Educare all’arte. La mostra depositi come occasione di restituzione di percorsi articolati e di Antonio Tosini Dai depositi al laboratorio. Esperienze di didattica.

 

Nella seconda giornata di studi di venerdì 27 settembre, introdotta da Paola D’alconzo, gli interventi di Carmine Romano e Maria Tamajo Contarini, curatori della mostra Depositi di Capodimonte. Storie ancora da scrivere, hanno svelato metodologie di studio e di lavoro, interessanti esperienze e confronti.

 

 

 

Maria Rosaria Sansone ha illustrato le raccolte di porcellana del deposito farnesiano, dai servizi mai usati come quelli realizzati in cocco e argento, agli scarti della Real Fabbrica di Capodimonte.

Alessandra Zaccagnini ha fatto luce sul deposito farnesiano del Museo di Capodimonte, in particolare le raccolte in terraglia e la committenza reale.

Maria Flavia Lo Regio ha illustrato i gioielli delle donazioni Gabrielli Gagliardi e Grimaldi al Museo di Capodimonte.

Imma Molino ha introdotto nuove considerazioni e scoperte intorno al tema della replica con i Due giovani che ridono. Il burlesco e la familiarità nella pittura di Annibale Carracci.

 

ANNIBALE CARRACCI (copia da?), Due giovani che ridono (1584/85 ca?)

 

Alessandro Mascherucci e Yuri Primarosa hanno presentato un nuovo studio su Francesco Barberini, Antonio Giorgetti e il medaglione allegorico di Luca Holstenio: dai depositi di Capodimonte alla chiesa di S. Maria dell’Anima.

Nicola Cleopazzo ha parlato del ‘primo’ Ippolito Borghese nei depositi di Capodimonte (e un’aggiunta a latere). Due singolari casi iconografico-attributivi: la Maddalena penitente e i Tre Santi vescovi.

Infine Alessandra Desiderio è intervenuta su Santa Maria Egiziaca, Pacecco de Rosa proveniente dalla chiesa di San Domenico Maggiore.

 

 

Di seguito il programma completo con i nomi di tutti i relatori e i titoli degli interventi, e il link la mostra Depositi di Capodimonte. Storie ancora da scrivere.

 

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