L’Opera si racconta: La Sacra conversazione di Konrad Witz

 

La Sacra conversazione di Konrad Witz, presentata sabato 24 marzo, è il terzo appuntamento con L’Opera si racconta, un ciclo espositivo di mostre-focus iniziato con Il Cristo in Croce di Van Dyck e con La parabola dei ciechi di Pieter Bruegel il Vecchio con cui il Museo e Real Bosco di Capodimonte intende dar voce a dipinti, sculture e oggetti d’arte presentate al pubblico in relazione con altre opere o documenti in grado di spiegarne il contesto in uno spazio dedicato: la sala 6, al primo piano.

 

La Sacra Conversazione di Konrad Witz è messa a confronto con due manoscritti della metà del XV secolo provenienti dalla sezione Manoscritti e Rari della Biblioteca nazionale di Napoli: Horae Beatae Mariae Virginis Secundum usum rothomagensis, Heures à l’usage de Rouen, 214 fogli di cui 40 in grandi minature e Horae Beatae Mariae Virginis, Livre d’Heures, 181 fogli di cui 8 in grandi miniature.

 

La mostra è realizzata in collaborazione con la Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele di Napoli e l’associazione Amici di Capodimonte onlus e realizzata con il supporto dell’azienda Tecno srl.

 

Gli interventi di Sylvain Bellenger direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte, Maria Rascaglia vicedirettrice della Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III di Napoli e Giovanni Lombardi, amministratore delegato dell’azienda Tecno srl.

 

Sylvain Bellenger, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte:

Siamo lieti di collaborare con la Biblioteca nazionale di Napoli perché la Collezione Farnese è una collezione complessa che non si trova solo a Capodimonte – e non solo per la pinacoteca, ma anche per la Galleria della cose rare – poi al Museo Archeologico Nazionale per le antichità e presso la Biblioteca nazionale per manoscritti della biblioteca Farnese. E’ sempre interessante ricordare – continua il direttore – quanto Napoli sia stata arricchita dalla Collezione Farnese che non è una produzione territoriale, ma un dono dinastico. Ci piacerebbe ancora collaborare in futuro con la Biblioteca Nazionale e pensare a una mostra sui manoscritti aragonesi che sono ora alla Biblioteca nazionale di Parigi, a Valencia e in Vaticano.

 

Maria Rascaglia, vicedirettrice Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III di Napoli:

L’incontro di oggi offre l’opportunità di sottolineare i profondi legami che intercorrono tra i nostri due istituti, il cui patrimonio culturale trae origine dalle ricche collezioni storico-artistiche della famiglia Farnese. Non a caso anche il fondo librario fu ospitato per qualche tempo, nel corso del XVIII secolo, nella Reggia di Capodimonte.

 

Giovanni Lombardi, amministratore delegato Tecno srl:

Tecno è un’azienda che ha sempre legato l’innovazione alla cultura. Siamo un’azienda che pur avendo i suoi mercati di riferimento nel nord Italia ed Europa, ha orgogliosamente il suo cuore operativo a Napoli, e crede fortemente nel rilancio del territorio. Supportiamo il Museo di Capodimonte, che da Napoletani sentiamo orgogliosamente “nostro”, e l'”Opera si racconta” è uno splendido progetto che ricorda il nostro legame con territorio e lo splendore di Capodimonte, museo internazionale e tra i primi al mondo. Con orgoglio posso dire che sempre di più gli imprenditori in Italia credono nell’importanza di finanziare il restauro del nostro patrimonio artistico.

 

La Sacra Conversazione non è un dialogo reale ma un colloquio silenzioso e puramente spirituale, in cui l’atteggiamento dei santi è identico a quello dei fedeli in preghiera dinnanzi all’altare.

 

 

Iconografia della Sacra Conversazione

La Sacra Conversazione di Konrad Witz sviluppa un tema iconografico proprio del XV secolo che rappresenta la Madonna con il Bambino Gesù circondati dai santi. Nel dipinto di Witz, si riconoscono la Madonna con il Bambino intenta nella lettura, San Giuseppe che offre la mela simbolo del peccato originale e della redenzione e, tra loro, Santa Caterina in abito blu identificata dalla spada del suo martirio, e Santa Barbara in verde, riconoscibile grazie alla piccola torre.

A differenza dell’Annunciazione o dell’Ultima Cena, la Sacra Conversazione non fa riferimento a un evento biblico. Questo dialogo avviene tra personaggi che leggono o meditano appartenenti a epoche differenti: ciò evidenzia come la funzione di mediazione della Madonna fra gli uomini e Dio si svolga al di fuori del tempo.

La Sacra Conversazione, infatti, non è un dialogo reale ma un colloquio silenzioso e puramente spirituale, in cui l’atteggiamento dei santi è identico a quello dei fedeli in preghiera dinnanzi all’altare.

In ragione di ciò, i pittori fiamminghi scelgono spesso di rappresentare questa scena all’interno di una chiesa di forma contemporanea, come la lunga navata gotica in fuga prospettica dipinta da Witz.

 

 

Konrad Witz

Konrad Witz è stato uno dei maggiori pittori tedeschi attivi nel XV secolo, sebbene non ci sia giunto alcun suo ritratto e solo poche notizie della sua vita. Probabilmente originario della Germania meridionale e figlio di pittore, si suppone abbia avuto un’educazione artistica in Francia o in Borgogna, cui affiancò lo studio dei grandi maestri fiamminghi.

Dal 1434 Witz risulta attivo a Basilea, la città svizzera che, dal Concilio della Chiesa cattolica tenutosi nel 1431, era diventata polo d’attrazione per artisti e intellettuali di diversa provenienza, nonché luogo di incontro tra la cultura tedesca, borgognona e del Nord Italia.

La pittura di Witz si caratterizza per le figure solide e voluminose riccamente panneggiate, la verosimiglianza delle diverse materie dipinte, l’interesse per le distorsioni ottiche e le fughe prospettiche, la luce intensa e le lunghe ombre.

Le sue scene sacre si situano in paesaggi naturali, dipinti con pionieristico realismo, oppure all’interno di maestose chiese, da cui si aprono vivaci scorci sulla città, come si vede nella tavola con Santa Caterina e Maddalena.

Attorno alla bottega di Witz, come era usuale, ruotavano un numero imprecisato di allievi e collaboratori, che lavoravano a partire dai modelli del maestro.

Tra essi è documentato un certo Hans Witz, al quale alcuni studiosi attribuiscono la tavola di Capodimonte, sebbene non sia possibile stabilire con certezza se si tratti di un familiare o solo di un seguace.

 

Pittura e miniature nel Quattrocento

I manoscritti del XV secolo mostrano un legame molto stretto fra la pittura su tavola e la miniatura, ovvero l’arte decorativa che ha origine dalle illustrazioni realizzate intorno alle lettere iniziali dei capitoli dei volumi.

Benché il soggetto rimanga religioso, a queste date la decorazione dei libri non è più compito esclusivo dei monaci, e tanti pittori lavorano anche come miniatori. I manoscritti, facilmente trasportabili, diffondono con le loro miniature un repertorio iconografico valido anche in pittura attraverso tutta l’Europa.

Così non è sorprendente ritrovare nella Sacra Conversazione di Konrad Witz elementi iconografici comuni a manoscritti miniati di differenti contesti geografici. Nonostante le sue ridotte dimensioni, un manoscritto miniato non è un oggetto comune, bensì un bene di lusso, come Les Très Riches Heures du Duc de Berry, capolavoro dei fratelli Limbourg.

Solo i monasteri, le corti aristocratiche e i grandi mercanti ne possiedono, perché possono pagare ore di lavoro e materiali preziosi, come l’oro e i costosi pigmenti.

Il Quattrocento, secolo in cui pittura e miniatura parlano all’unisono, può quindi essere considerata l’età d’oro dei manoscritti, prima che l’invenzione della stampa dia vita alla produzione seriale dei libri.

 

 

Manoscritti della Biblioteca Nazionale

Nucleo fondante della sezione Manoscritti e Rari della biblioteca è la celebre collezione Farnese, portata a Napoli da Carlo di Borbone nel 1734.

A differenza di altre coeve raccolte librarie, la farnesiana non era una biblioteca di collezionisti, bensì di appassionati studiosi ed era curata dall’erudito Fulvio Orsini. Per questo comprende non solo preziosi codici miniati, ma anche volumi di studio.
Ferdinando IV di Borbone trasferì la raccolta, fino ad allora nella Reggia di Capodimonte, nel Palazzo degli Studi (oggi Museo Archeologico) per istituire la Reale Biblioteca di Napoli.

Ai manoscritti farnesiani si unirono nel tempo volumi pervenuti da raccolte private e dalle biblioteche degli ordini religiosi soppressi, manoscritti di natura amministrativa e una collezione di quasi 5000 incunaboli, ovvero i primi libri stampati.
Queste caratteristiche rendono la collezione dei manoscritti della Biblioteca di Napoli una delle più importanti non solo in Italia ma anche in Europa, con testimonianze della storia della cultura dai primi secoli dopo Cristo fino ai nostri giorni.

 

 

Foto dell’inaugurazione di Giovanna Garraffa

 

I manoscritti della Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III di Napoli in dialogo con la Sacra Conversazione di Konrad Witz sono:

Horae beatae Mariae Virginis Secundum usum rothomagensis ecclesiae, Heures à l’usage de Rouen,
Membr., sec. XV (prima metà), c 1420-1430, 25.8 cm x 18.2 cm, 214 fogli di cui 40 in grandi miniature. Scrittura gotica francese. Legatura farnesiana del XVII secolo in pelle bazzana con taglio dorato e gigli impressi in oro sul dorso
Provenienza: Collezione Farnese
Artistes: Maître de Bedford et un suiveur (Maître de Talbot ?), Maître de la Légende Dorée de Munich.
Ms. I.B.27
Napoli, Biblioteca Nazionale

Il codice, scritto in latino e in francese, rispecchia la miniatura presente a Parigi nei primi decenni del Quattrocento che riflette le esperienze figurative delle Fiandre. Decorato con straordinaria ricchezza, il Libro d’Ore presenta quaranta grandi miniature che raffigurano sia santi e martiri che storie evangeliche rese sempre con grande equilibrio
 

Horae beatae Mariae Virginis, Livre d’Heures
Membr., sec. XV (metà), c1440-1450, 20 x 14 cm, 181 fogli di cui 8 in grandi miniature, scrittura gotica francese; legatura in cuoio con decorazione a secco, taglio dorato
Ms. I.B.30
Napoli, Biblioteca Nazionale
Artistes: Maître de Jean Robin

Quindici grandi miniature, raffiguranti per lo più avvenimenti della vita di Gesù, costituiscono il ricco corredo iconografico del codice che viene impreziosito da un ricco fregio di foglie e fiori tra i quali si intravedono farfalle, uccelli e animali diversi. Esemplare tipico della scuola borgognona, il manoscritto risente dell’influenza di modi fiamminghi