Jan Fabre. Oro Rosso

Sculture d’oro e corallo, disegni di sangue.

(30 marzo – 15 settembre 2019)

 

L’artista belga di fama mondiale Jan Fabre torna a Napoli con un nuovo progetto che coinvolge quattro luoghi di grande prestigio: il Museo e Real Bosco di Capodimonte, la chiesa del Pio Monte della Misericordia, il Museo Madre e la galleria Studio Trisorio.

Al Museo e Real Bosco di Capodimonte, l’artista espone un gruppo di lavori in dialogo con una selezione speciale di opere d’arte provenienti dalla collezione permanente del museo e da altre istituzioni museali napoletane.

La mostra, dal titolo Oro Rosso. Sculture d’oro e corallo, disegni di sangue, curata da Stefano Causa insieme a Blandine Gwizdala, inaugura il 30 marzo 2019 e vede sculture in oro e disegni di sangue creati dall’artista dagli anni Settanta ad oggi, oltre a una serie inedita e sorprendente di sculture in corallo rosso, realizzata appositamente per Capodimonte.

 

Jan Fabre, Self-portrait with the Tongue of Love, 2019, corallo prezioso di profondità, pigmenti, polimeri

 

Le opere di Fabre si pongono in dialogo con alcuni capolavori pittorici e splendidi oggetti d’arte decorativa di epoca rinascimentale, manierista e barocca selezionati da Stefano Causa; come dice lo stesso curatore:

 

Fabre racconta, in una lingua non troppo diversa, una vicenda di metamorfosi incessanti; di materiali che mutano destinazione e funzione; una storia di sangue e umori corporali, inganni e trappole del senso; pietre preziose, coralli e scarabei, usciti a pioggia dai residuati di una tomba egizia, frammenti di armature, sequenze di numeri e citazioni dalle Scritture, dentro un universo centrifugo di segni… che, talvolta, diventa un sottobosco nel quale calarsi con i pennellini di uno specialista fiammingo di nature morte.

 

Jan Fabre, Golden Human Brain with Angel Wings, 2011, bronzo silicato, oro 24 carati, Nero Assoluto

 

In mostra, le sculture dorate di Jan Fabre danno corpo prezioso alle idee dell’artista sulla creazione, sull’arte e sul suo rapporto con i grandi maestri del passato.

 

Nei disegni di sangue si ritrovano invece le più profonde motivazioni dell’artista, le sue sperimentazioni, il suo manifesto poetico, fisico, intimo.

 

Jan Fabre, Telling the Passion of Art and Christ, 1958, Matita HB e sangue su carta

 

Il sangue oggi è oro – dice Jan Fabre – e nell’esposizione al Museo di Capodimonte l’artista mette in scena un intero universo di simboli che parlano d’arte e di bellezza, di forza e fragilità del genere umano, del ciclo continuo di vitamorte-rinascita.

 

Pontormo, Scena di Sacrificio, 1520 circa, tempera su tela

 

Il corallo è stato chiamato “oro rosso”, per la sua preziosità e per la sua valenza apotropaica.

 

Come scrive la critica d’arte Melania Rossi:

Le dieci nuove sculture di corallo rosso che il maestro belga ha creato per la sua mostra personale al museo di Capodimonte sembrano un tesoro proveniente dagli abissi della mente dell’artista. Concrezioni che fanno pensare a fantasiose barriere coralline assumono alcune tra le forme più care a Fabre: teschi, cuori anatomici, croci, spade e pugnali. A loro volta, poi, costellati d’immagini e segni che alludono ad altri significati e ad altre storie, in un ciclo continuo di connessioni fino a creare antichi ibridi tra natura e simbolo, nuovi idoli tra passato e futuro.

 

Jan Fabre, The Devilish Love for Death, 2019, corallo rosso, pigmenti, polimeri

 

È un sacro dovere studiare e liberare il corpo

Nel teatro e nelle arti visive.

Il mio catechismo: l’arte è il padre

la bellezza, il figlio

e la libertà, lo spirito santo”

Giornale notturno I

Anversa, 10 dicembre 1983


Jan Fabre

Artista visivo, creatore teatrale, performer e autore, Jan Fabre (Anversa, 1958) è una delle figure più innovative nel panorama dell’arte contemporanea internazionale. Curioso per natura e influenzato dalle ricerche di un altro Fabre, l’entomologo Jean-Henri (1823-1915), già da giovanissimo scopre il mondo degli insetti e di altre piccole creature.
Alla fine degli anni settanta, mentre studia all’Istituto di arti decorative e all’Accademia reale di Belle arti di Anversa, inizia a esplorare la possibilità di introdurre il corpo umano nelle sue ricerche, nelle performance e nelle azioni sceniche.

Il linguaggio visivo di Jan Fabre vive all’interno di un mondo peculiare, popolato di corpi la cui esistenza è un costante esercizio di equilibrio sulla linea sottile tra la vita e la morte.

La metamorfosi e la continua interazione tra animale e umano e tra umano e animale sono concetti chiave del suo canone visivo.

L’universo fisico e spirituale di Fabre è racchiuso nei suoi testi letterari, annotazioni definite “Giornali notturni”.

Tra le opere più note, The Man Who Measures the Clouds (L’uomo che misura le nuvole) del 1998, Heaven of Delight del 2002 e l’installazione The Man Who Bears the Cross (L’uomo che sorregge la croce) del 2015 nella cattedrale di Nostra Signora di Anversa.

 

Jacques de Backer, Invidia

 

“Ho comprato delle lamette Gillette.

E nella mia stanzetta d’albergo mi sono tagliato la fronte.

Ho fatto sgocciolare il sangue del mio pensiero.

È diventato una serie di bei disegni.

(Avevo l’eccitante sensazione di star facendo qualcosa di proibito).”

Giornale notturno I

Bruges, 15 maggio 1978


Oro Rosso. Sculture d’oro e corallo, disegni di sangue

La selezione di disegni sculture e oggetti in mostra, databili dagli anni 1970 ai giorni nostri, è un campione altamente rappresentativo del lavoro di Jan Fabre; un distillato utile a familiarizzarsi con il talento visionario di questo plurimo maestro di Anversa, che ha da poco superati i sessant’anni.
É per noi motivo di soddisfazione che esso sia accolto in un museo che, fin dal 1978, ha aperto le proprie sale, con coraggio e senza sbandamenti, al mondo figurativo contemporaneo.

L’occasione odierna ha tuttavia un sapore particolare: a Capodimonte Fabre non balla da solo ma è ricollocato, in dialogo serrato e spesso scioccante, tra quegli antichi maestri, italiani e nordici su cui, d’altronde, non ha mai smesso di interrogarsi.
Ci piace pensare che dagli accoppiamenti traumatici, ma anche giudiziosi che abbiamo immaginato tra Fabre e alcuni capolavori, conclamati o meno noti, di Capodimonte, possa sortire un effetto rivitalizzante.

Da un lato questi confronti pongono Fabre in una luce nuova; dall’altro ci consentiranno di guardare alla massima pinacoteca meridionale con occhi nuovi; come non l’avessimo mai vista.
Capodimonte ritrova la sua naturale vocazione internazionale insieme al tradizionale ruolo di custodia e conservazione della nostra memoria. Nei panni di artista e di storico dell’arte, Fabre ci farà da guida.

 

Jan Fabre, The man who bear the cross, 2013

 

Jan Fabre. L’uomo che sorregge la croce.
Pio Monte della Misericordia
Via dei Tribunali 253, Napoli

(30 marzo – 30 settembre 2019)

 

Sempre dal 30 marzo, a cura di Melania Rossi, la scultura di Jan Fabre The man who bears the cross (L’uomo che sorregge la croce) (2015), è visibile nella chiesa del Pio Monte della Misericordia, in dialogo diretto con il capolavoro di Caravaggio Sette opere di Misericordia (1606-1607).

La scultura, realizzata completamente in cera, è un autoritratto dell’artista, basato sui tratti somatici dello zio Jaak Fabre, che tiene in bilico una croce di oltre due metri sul palmo della mano.

 

Nel rituale auto-rappresentativo l’artista esce da sé stesso e diviene qualunque uomo, lo specchio di ognuno di noi.

Scrive la curatrice:

L’uomo che sorregge la croce (2015) è la rappresentazione dell’interrogarsi, è la celebrazione del dubbio, e con la sua collocazione all’interno del Pio Monte della Misericordia sembra aggiungere un’ottava Opera di Misericordia: confortare chi dubita.

Nel dipinto di Caravaggio, il bello e il vero coincidono mirabilmente e la sua opera è un incredibile intreccio di luce e buio in cui la volontà di rappresentare la verità dell’essere umano del 1600 trova piena soddisfazione.

Tutta la ricerca di Jan Fabre, artista del nostro tempo, va nella stessa direzione; il ciclo vita-morte-rinascita è centrale nel suo pensiero in cui religione e scienza, simbolo e corpo si compenetrano in un vortice geniale di immagini e azioni.

 

Il confronto tra il linguaggio seicentesco di Caravaggio e quello contemporaneo fiammingo di Fabre accenderà nuove riflessioni, segnando un ideale e virtuoso passaggio di testimone tra passato e presente artistici.

 

Jan Fabre, L’uomo che misura le nuvole

Jan Fabre. L’uomo che misura le nuvole
Museo Madre
Via Luigi Settembrini 79, Napoli

(30 marzo – 30 settembre 2019)

 

Dal 30 marzo, inoltre, il Museo Madre, a cura di Andrea Viliani, Melania Rossi e Laura Trisorio, ospita in anteprima l’iconica scultura L’uomo che misura le nuvole (2018), in un’inedita versione in marmo di Carrara allestita nel Cortile d’onore del museo regionale d’arte contemporanea.

Dopo la presentazione nel 2008 e nel 2017 della versione in bronzo della stessa scultura in Piazza del Plebiscito e sul terrazzo del museo, Jan Fabre torna a celebrare al Madre la capacità di immaginare, sognare e conoscere, elevandosi oltre il nostro destino di esseri umani.

 

L’uomo che misura le nuvole si ispira dall’affermazione che l’ornitologo Robert Stroud pronunciò nel momento della liberazione dalla prigione di Alcatraz, quando dichiarò che si sarebbe d’ora in poi dedicato appunto a “misurare le nuvole”.

 

Come artista e ricercatore, Fabre tenta costantemente, in effetti, di misurare le nuvole, ovvero di dichiarare con la sua opera che se la tensione verso il sapere ha limiti invalicabili è però possibile esprimere l’inesprimibile attraverso la ricerca artistica, e dare quindi rappresentazione all’intrinseca e fondativa bellezza umana e universale.

 

Jan Fabre, Tribute to Hieronymus Bosch in Congo, 2011-2013

 

Jan Fabre. Omaggio a Hieronymus Bosch in Congo.
Studio Trisorio
Riviera di Chiaia 215, Napoli

(29 marzo – 30 settembre 2019)

 

Presso la storica galleria Studio Trisorio, è esposta una selezione di opere di Jan Fabre realizzate completamente con di gusci di scarabei iridescenti.
La mostra, dal titolo Tribute to Hieronymus Bosch in Congo (Omaggio a Hieronymus Bosch in Congo), a cura di Melania Rossi e Laura Trisorio, inaugura il 29 marzo e vede dei grandi pannelli e delle sculture a mosaico di scarabei ispirati alla triste e violenta storia della colonizzazione del Congo Belga.

In queste opere, l’ispirazione storica si unisce alla simbologia medioevale tratta da uno dei più grandi maestri fiamminghi, uno dei maestri putativi di Jan Fabre, Hieronymus Bosch, e in particolare dal suo capolavoro Il Giardino delle Delizie (1480-1490).

L’inferno di Bosch, ammirato per la sua spiccata inventiva, per molti aspetti divenne una realtà raccapricciante nel Congo Belga.

L’opera d’arte è proprio questa combinazione unica di forma e contenuto.

L’artista ci porta in una zona indefinita, tra il Paradiso e il Congo Belga, in un’illusione di libertà, in un luogo lontano, sia mitico che concreto, attraverso una polisemia di immagini dell’esistenza umana.

 

Hashtag ufficiale della mostra:

#CapodimonteconFabre

 

 

 

Jan Fabre. Oro Rosso

Sculture d’oro e corallo, disegni di sangue.

Museo e Real Bosco di Capodimonte

(30 marzo – 15 settembre 2019)

 

a cura di Stefano Causa
co-curatrice Blandine Gwizdala

 

Direttore Generale
Sylvain Bellenger
Chief Curator
Linda Martino

 

Coordinamento mostra
Patrizia Piscitello
con Giovanna Bile

Concetta Capasso

 

Movimentazioni
Vincenzo Paciello

 

hanno collaborato
Paola Giusti
Alessandra Rullo
Maria Tamajo Contarini
con Maria Rosaria Sansone
American Friends of Capodimonte

 

Curatorial Fellow
James Anno
Christopher Bakke

 

Segreteria direzione
Mayra Pascariello
Anna Santoro

 

Ufficio stampa
Luisa Maradei

 

Web e social
Giovanna Garraffa
Marina Morra
Francesca Dal Lago

 

Dipartimento architettura
Anna Capuano
Andrea Nicola Pasquale Corvino
Renata Marmo
Chiara Figliolia
Eva Serpe

 

Ufficio documentazione
Alessandra Rullo
con Paola Aveta
Marco Liberato

 

Responsabile campagna di digitalizzazione
Carmine Romano

 

Dipartimento restauro
Angela Cerasuolo
Antonio De Riggi
Alessandra Golia
Giuseppe Marino
Claudio Palma
Antonio Tosini
Alessia Zaccaria
con Francesca Arduini
Liliana Caso
Giuseppe Silvestro

 

Apparati didattici
Stefano Causa
con Giovanna Bile

 

Didattica
Servizi Educativi Museo e Real Bosco di Capodimonte

 

Coordinamento amministrativo
Anna Capuano
con Grazia Barlese
Daniela Barone
Salvatore Capasso
Domenico Esposito
Antonella Romano

 

Consulenza Legale
Luigi Rispoli e Carmine Panico – Studio Rispoli
Tommaso Cucci – CMM e Associati

 

Ufficio del personale
Daniela Paesano
Amelia Cappelli
Anna di Marzo
con Giustina De Mare

 

Coordinamento del servizio di vigilanza
Salvatore Carmellino
Silvana Grassi
Concetta Musello

 

Responsabile ICT

Gennaro Martano

 

Responsabile Ced

Bruno Mandragora

con Callisto Russo, Antonio Tirelli, Giuseppe Trematerra

 

Progetto Allestimento
Lucio Turchetta

Grafica
Francesco Giordano

Fotografie
Daniela Speranza

 

Realizzazione allestimento
Articolarte

 

Realizzazione grafiche
MEF s.a.s

 

Impianti illuminotecnici
Erco

 

Realizzazione illuminotecnica
ElettroRaia s.r.l.s.
Gennaro e Vincenzo Mancinelli

 

Servizi museali
Coopculture/Le Nuvole

 

Si ringraziano per i prestiti
Anna Imponente e Fernanda Capobianco
(Polo Museale della Campania)
Paolo Giulierini e Paola Rubino De Ritis
(MANN – Museo Archeologico
Nazionale di Napoli)
Riccardo Carafa d’Andria
(Deputazione della Cappella del Tesoro
di San Gennaro)
Paolo Iorio
(Museo del Tesoro di San Gennaro)

 

Si ringraziano inoltre
Antonio Leo
Giuseppe Vitalone

 

La Direzione ringrazia
per il servizio di accoglienza e vigilanza
il personale Mibac
Coordinatori del servizio di Vigilanza
Salvatore Carmellino, Concetta Musello,
Silvana Grassi
con
Vincenzo Altieri, Paolo Amalfitano, Gregorio Apolloni, Francesco Aruta, Anna Avolio, Domenico Avolio, Francesco Barbato, Francesco Battista, Armando Berrini, Carmine Bisaccia, Gaetano Borrelli, Vincenzo Borriello, Maria Buonanno, Gaetano Busacco, Gianna Caiazzo, Salvatore Caiazzo, Francesco Cammisa, Concettina Capone,
Silvana Capriello, Ernesto Cariello, Eduardo Casaretti, Nunzia Cerasuolo, Pietro Ciliberti, Maurizio Cirillo, Luigi Ciuffo, Giuseppe Cordua, Salvatore Corrado Mancino, Antonio Crispo, Alessandra Cutolo, Danila D’amato, Gennaro D’anna, Carlo De Falco, Bruno De Felice, Giuseppe De Gennaro, Immacolata De Gregorio, Ciro De Luca,
Ciro De Luca, Simona De Luca, Franca De Rosa, Elvira Della Luce,
Maria Di Carlo, Gabriele Di Lanno, Giuseppe Di Lauro, Annibale Di Leo, Francesco Di Lorenzo, Salvatore Di Vaia, Antonio Dolmetti, Domenico Esposito, Raffaele Ferraro, Rosario Ferrone, Anna Figliolino, Vincenzo Fiorellineto, Carmine Fiorenza, Mariano Fiorillo,
Raffaele Flaminio, Gian Luca Fusco, Giacinto Gagliardi, Annamaria Galiero, Domenico Gentile, Gennaro Giarra, Ciro Gioffre’, Mario Giordano, Ciro Gottardo, Ivana Guidone, Fabio Iannucci, Loredana Ianora, Pietro Iervolino, Modestino Imbriano, Pietro Iodice, Salvatore Lanciato, Carlo Longo, Antonella Magno, Carmela Malavita, Antonio Manfellotto, Vincenza Mangione, Andrea Manna, Nicola Meluziis, Antonio Migliaccio, Alessandro Milano, Carmine Mormone, Bruno Morra, Giuseppe Murolo, Iolanda Murolo, Pasquale Murolo,
Teresa Nappa,Rocco Nocerino, Giuseppe Orlando, Donato Papadia,
Giuseppe Perrella, Maria Petrazzuolo, Giovanni Piano Del Balzo, Carmela Pigno, Davide Racca, Mario Carmine Rea, Antonio Riccio, Antonio Ronga, Anna Russo, Giuseppe Russo, Evita Sabatiello, Angelo Salvatore, Pasquale Sansalvatore, Marco Santulli, Gennaro Sarti, Andrea Scapolan, Clemente Scognamiglio, Agrippino Silvestro,
Raffaele Topo, Giuseppina Turco, Pasquale Viano, Rosaria Maria Verde, Salvatore Volpe, Giovanni Battista Zito